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Riflessioni per i ricercatori interiori

Riflessioni per uomini e donne in cammino...


Ed è da infinite vite che egli guarda continuamente gli altri, e vive ossessionato dagli altri, ma non sa nulla di se stesso, sulla sua mente, sulla sua anima, sul suo destino.
L’uomo, se vuole capire i misteri ed il senso della sua esistenza, deve cominciare a guardarsi dentro.
Lì egli potrà scoprire tutto ciò che c’è da scoprire riguardo se stesso e la sua vita: senso, direzione, scopo e destino.
Lì egli potrà avere un’assaggio della sua immortalità, tanto per fugare ogni dubbio che dopo la morte del corpo fisico, la faccenda è tutt’altro che finita.

Quando porti Luce nel tuo mondo interiore, non serve più nessun tipo di sforzo per spingere fuori tutto il buio.
Tutto l’egocentrismo, tutta l’arroganza, tutta la vanità e tutto l’orgoglio spariscono grazie alla Luce.

La pazienza è l’umiltà non nascono dal coltivare un carattere, una morale, o delle regole morali, perché in tale caso sarebbero delle false qualità.
La pazienza e l’umiltà nascono da un sincero amore per il prossimo e sono la base per la nascita in noi della consapevolezza trascendente e della compassione universale.

La bellezza dell’uomo e del suo mondo interiore... è che egli può accedere ad uno stato di amore e di compassione che non richiede niente in cambio perché è già completo in se stesso.
Ci sono due tipi di amore:
1. Amore come reazione è un amore povero, un tipo di amore mendicante: “Ti amo perché tu dici di amarmi; mi sono innamorato del fatto che ti sei innamorata di me.”. Dove il mio amarti dipende dal tuo amarmi.
Un tipo di amore che nasce dall’assenza di amore in se stessi. L’amore dell’ego-personalità.
2. Amore come stato di coscienza è un amore pieno e completo che non richiede un altra persona per essere completato. 
Un tipo di amore che nasce dalla pienezza di amore in se stessi. L’amore dell’Essere-Anima.

Quando siamo in uno stato di Presenza a noi stessi, cambia tutto il Lavoro della macchina, dei centri, dell’energia e dei collegamenti; siamo allora in uno stato di Essenza-Coscienza e quindi: tutto ciò che facciamo, percepiamo e comprendiamo, va direttamente all’Essenza e alla memoria dell’Essenza, e non più alla Falsa Personalità che si dissolve alla morte del corpo fisico, e quindi permane nel corpo Esserico: il corpo dell’Essenza cristallizzato grazie al Lavoro fatto in maniera cosciente.
Ogni sforzo fatto nello stato di presenza a se stessi cristallizza un certo risultato e qualità che non viene mai perso, neanche con la dissoluzione del corpo fisico, il contrario quando si agisce dallo stato di sonno dove quasi tutto viene perso; vedi quante volte ripetiamo sempre gli stessi errori senza capir ne’ cambiare mai nulla, quando non si è presenti a se stessi.

Si aiuta sempre e soltanto attraverso l’esempio, e non attraverso le parole, sopratutto se poi, queste parole, non corrispondono ai fatti.
Si dovrebbe essere di esempio in maniera tale che, chi si sta tentando di aiutare, possa cogliere spontaneamente in noi stessi delle credenziali oggettive per riuscire trovare la fiducia necessaria per farsi aiutare veramente, e non soltanto a parole.
Il problema della fiducia e della competenza va sempre vista e compresa da entrambe i lati della medaglia.
Anche chi si fa aiutare deve mettersi nella condizione di farsi aiutare.

Da notare come la presenza dell’ego e della violenza in uno stesso, sia sempre inversamente proporzionale al suo livello di consapevolezza e di amore e compassione.
Totalmente incomprensibile ed ingiustificabile, qualunque forma di pressione psicologica, tentativo di convincere o di manipolare, di forma di aggressività, o forma di violenza si tratti, sopratutto se accade a chiunque si occupi come professione di aiutare gli altri: medico, psicologo, psichiatra, infermiere, terapeuta, conseulor, guida o insegnante interiore o spirituale che sia.

È interessante osservare come, dietro a delle belle intenzioni quali: il bisogno di chiarire per amore della verità e/o per il desiderio di apparire sinceri verso gli altri, spesso, molto spesso, si nascondano invece delle motivazioni alquanto malvagie e violente, e alle volte, anche, il solo desiderio di vendetta…mascherato da “senso di giustizia” per coprire invece dei profondi sensi di frustrazione personale perché qualcuno o qualcosa non ha soddisfatto le nostre aspettative-allucinazioni.

Vanità, amor proprio, orgoglio, ed immagine personale ferita, producono, nelle persone automatiche ed altamente condizionate dal loro passato irrisolto, le peggiori manifestazioni organiche nell’essere umano.
L’esatto contrario del principio dell’auto-osservazione cosciente finalizzata alla comprensione del proprio stato di coscienza in relazione all’accaduto, ovvero: il lavoro pratico su se stessi per vedere, accettare, comprendere, trasformare e crescere se stessi.
La tendenza umana a proiettare la responsabilità della propria sofferenza sugli altri, incolpandoli della stessa, è inversamente proporzionale a quanto si sia realmente compreso riguardo alla propria condizione oggettiva e capacità di fare fronte a questa, e tutto questo… è direttamente proporzionale a quanto uno sia capace di mentire a se stesso, piuttosto che il riuscire ad affrontare la verità in se stesso.

Non esiste ragione al mondo per giustificare la violenza sugli altri… mi ricordo da piccolo, mio padre, quando, prima mi aggrediva, e poi, subito dopo, si sforzava di cercare una buona razionalizzazione per l’accaduto; in pratica, si inventava li per li, una buona giustificazione per ciò che aveva fatto…per nascondere il suo bisogno di sfogare rabbia, frustrazione ed insoddisfazione personale sugli altri, mentre continuava a dire: “È colpa tua perché non ti comporti bene…sei tu che mi fai arrabbiare”.

Osserva il meccanismo: prima la frustrazione perché uno non soddisfa le aspettative-allucinazioni altrui, poi la rabbia, poi lo sfogo e la violenza, e poi, infine, il bisogno di avere ragione, un arrampicarsi sugli specchi mascherando la reazione violenta attraverso una serie di passaggi di negazione della verità, di razionalizzazione, di auto giustificazione, e di proiezione di colpe sul mondo esterno, cercando di fare sentire in colpa gli altri per non aver soddisfatto le nostre pretese egoiche.

O si impara dalle lezioni del passato o non si cambia mai.
Ognuno è responsabile delle proprie reazioni.

Tu mi hai fatto arrabbiare… è un allucinazione personale.
Sei pieno di rabbia e quindi, ogni scusa è valida.

Se getti un fiammifero in un pozzo di petrolio, questo esplode.
Se getti un fiammifero in un pozzo d’acqua, il fiammifero si spegne.

A prescindere dalla provocazione, la reazione dipende in tutto e per tutto dal nostro materiale interno, non sorge mai direttamente dalla provocazione stessa.

Roberto Potocniak 

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